La settimana scrsa abbiamo parlato della resilienza cristiana, ma non abbiamo detto come si fa a raggiungerla. Ce lo dice il Vangelo di oggi, insieme a una strana aritmetica in cui 1+1 fa 3: un'operazione in cui anche il risultato aggiunge un risultato. Se lo preferiamo, possiamo considerare l'addizione algebrica che somma r+r=+3r. Non è possibile? Vediamolo insieme. Leggiamo dal testo scritto e/o ascoltiamo dal podcast registrato dai Missionari comboniani.
I discepoli però non si aspettano che il loro Maestro sia capace di tanto e quindi si spaventano. D’altra parte Gesù è un uomo, ha un corpo e quindi un peso, non può mantenersi sul pelo dell’acqua, deve per forza sprofondare: se non sprofonda è un fantasma. Per forza. Alla fatica allora si aggiunge la paura, anzi il terrore, lo sconvolgimento totale, il panico: che cosa succederà adesso?
Ecco che cosa succede: succede che arriva inaspettata, forte e dolcissima una voce conosciuta e amata: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» e i discepoli capiscono che possono fidarsi di quella voce, ci credono, e Gesù sale con loro sulla barca e ogni vento, esterno ed interiore, si acquieta. E mentre la violenza del cielo si arrende a una volontà più forte, risorge la speranza, rinasce la fede negli amici di Gesù e anche loro si arrendono alla stessa volontà, anzi allo stesso amore.
Così si muove la dinamica cristiana tra resistenza e resa, della quale ha parlato, ad esempio, con accenti significativi, il teologo martire Bonhoeffer. Non si parla qui di arrendersi capitolando da vinti e sprofondando nel dolore inerte o nel misticismo ambiguo e nemmeno di resistere nella rivolta senza via d’uscita; si tratta invece di una resa in continua dialettica e in tensione dinamica con la resistenza: la resa suscita e sorregge il saper durare, perché un Altro sostiene, e ne corregge le forzature, alimenta il pazientare sperando, perché si sta con Lui, e conferma la costanza nel pregare. Non si tratta di due movimenti in sé definiti e conclusi, ma di due realtà ognuna delle quali include e travalica l’altra: una specie di "resiresa" insomma.
Resistenza + resa = resilienza cristiana
...come in una strana matematica, in cui 1+1 fa 3. È un risultato cioè all’interno del quale resistenza e resa non vengono mai meno, ma entrambe concorrono alla sua creazione: ecco perché assomma a 3.
Dal Vangelo secondo Marco, capitolo 6, versetti da 45 a 52
E subito (Gesù) costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare. Venuta la sera la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro, camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò. E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.Il vento è contrario
«Avevano il vento contrario». E sì, qui stiamo entrando in una di quelle situazioni di cui parlavamo la settimana scorsa, cioè in una di quelle circostanze che richiedono l’impiego della resilienza. Sì, perché il vento contrario rallenta la traversata, per cui chiede una grande fatica e l’uso di tecniche particolari di navigazione. I discepoli resistono, sono dei bravi navigatori e Gesù, al quale nulla dei suoi sfugge, si accorge della loro stanchezza e si avvicina, addirittura camminando sul mare, proprio mentre si annuncia l’alba, che sta incominciando a sfilacciare il cielo di luce.I discepoli però non si aspettano che il loro Maestro sia capace di tanto e quindi si spaventano. D’altra parte Gesù è un uomo, ha un corpo e quindi un peso, non può mantenersi sul pelo dell’acqua, deve per forza sprofondare: se non sprofonda è un fantasma. Per forza. Alla fatica allora si aggiunge la paura, anzi il terrore, lo sconvolgimento totale, il panico: che cosa succederà adesso?
Da loro a noi e da noi a loro
Quante volte anche noi ci siamo posti questa domanda: “Che cosa succederà adesso?”. Ce lo siamo chiesti al capezzale di una persona cara giunta sulla soglia del tempo o di fronte a una di quelle malattie terribili e progressive che s’impadronisce di qualcuno che amiamo o di noi stessi: “Che cosa succederà adesso?”.Ecco che cosa succede: succede che arriva inaspettata, forte e dolcissima una voce conosciuta e amata: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» e i discepoli capiscono che possono fidarsi di quella voce, ci credono, e Gesù sale con loro sulla barca e ogni vento, esterno ed interiore, si acquieta. E mentre la violenza del cielo si arrende a una volontà più forte, risorge la speranza, rinasce la fede negli amici di Gesù e anche loro si arrendono alla stessa volontà, anzi allo stesso amore.
Dalla resistenza alla resa
Dalla resistenza passano alla resa, però, attenzione: non si arrendono al maltempo, al male, ma a Lui, a Gesù, al Bene. Allora la fatica e la paura lasciano il posto allo stupore e i discepoli incominciano a capire qualcosa di più di Gesù, a conoscerlo un po’ di più.Così si muove la dinamica cristiana tra resistenza e resa, della quale ha parlato, ad esempio, con accenti significativi, il teologo martire Bonhoeffer. Non si parla qui di arrendersi capitolando da vinti e sprofondando nel dolore inerte o nel misticismo ambiguo e nemmeno di resistere nella rivolta senza via d’uscita; si tratta invece di una resa in continua dialettica e in tensione dinamica con la resistenza: la resa suscita e sorregge il saper durare, perché un Altro sostiene, e ne corregge le forzature, alimenta il pazientare sperando, perché si sta con Lui, e conferma la costanza nel pregare. Non si tratta di due movimenti in sé definiti e conclusi, ma di due realtà ognuna delle quali include e travalica l’altra: una specie di "resiresa" insomma.
Dalla resiresa alla resilienza
E nella loro visione unitaria, e qui sta la novità, si scorge il significato della resilienza cristiana: la resistenza al male in tutte le sue forme, addizionata alla resa a Dio, e soltanto a Lui, dà per somma una resilienza per fede, speranza e carità.Resistenza + resa = resilienza cristiana
...come in una strana matematica, in cui 1+1 fa 3. È un risultato cioè all’interno del quale resistenza e resa non vengono mai meno, ma entrambe concorrono alla sua creazione: ecco perché assomma a 3.
Dalla lotta alla consegna e viceversa
Siamo di fronte a due destinatari antitetici raggiunti da due predicati diversi: lotta e consegna. Lotta al male senza quartiere, consegna a Dio senza riserve: dalla lotta alla consegna e dalla consegna alla lotta, per dar vita a una fiducia capace di opporsi e reggere a ogni paura e a ogni dolore. Allora uno dei nomi della resilienza cristiana potrebbe essere proprio “fiducia” e allora quel percorso di realizzazione personale auspicato dalla resilienza puramente umana, di cui parlavamo la volta scorsa, può diventare anche e soprattutto un cammino spirituale.
Ed ecco affacciarsi qui un felice paradosso della fede unita alla speranza e alla carità: la nostra realizzazione personale passa attraverso la dimenticanza di sé, che ci libera e ci dà arti e ali,
ci annega in Cristo e da Lui ci fa nascere completamente nuovi.
Auguri e grazie.
Ed ecco affacciarsi qui un felice paradosso della fede unita alla speranza e alla carità: la nostra realizzazione personale passa attraverso la dimenticanza di sé, che ci libera e ci dà arti e ali,
ci annega in Cristo e da Lui ci fa nascere completamente nuovi.
Auguri e grazie.
