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Maryam e l'Ombra

Riservato alle ragazze e ai loro amici. Ai miei nipoti, ai miei figliocci, ai miei scolari, a tutti i ragazzi che ho preparato ai sacramenti dell’Iniziazione cristiana, a quelli che ho seguito nei gruppi ado e preado, a tutte le amiche con le quali ho condiviso la giovinezza (da vicino o da lontano, magari senza saperlo), voglio raccontare una storia. È la storia di Maryam, adolescente pensosa e sognatrice, che viveva in un paese piccolo come i nostri. Maryam aveva circa 14 anni, o forse 15, ma di preciso non si sa, perché a quei tempi l’ufficio anagrafe non funzionava molto bene, o forse non c’era proprio. Maryam si trovava quindi in quell’età della vita trepida e colma di emozioni, nella quale vi trovate (o vi siete trovate) anche voi, in cui l’affettività si fa più intensa e il mondo interiore è più eloquente, ma anche più confuso; è l’età durante la quale le gioie e i dolori assumono proporzioni gigantesche, in cui i sogni si fanno importanti e i progetti di vita si definiscono gr
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Poveri preti, nostri malmenati dei

Avanti cattolici, è arrivato il momento di difendere e sostenere i nostri preti! Tutti noi stiamo soffrendo moltissimo per ciò che sta accadendo nella Chiesa e spesso ci sentiamo costretti a chinare il capo nella vergogna: gli sbagli di tanti consacrati pesano sulle nostre anime e ci coinvolgono in maniera forte, direi insopportabile, scatenando una serie di perché, che restano per lo più senza risposta. Spesso evitiamo di parlarne e ci rifugiamo nella preghiera. Se la sofferenza è giusta e la preghiera sacrosanta, la vergogna non ha però ragioni, perché dimentica le migliaia di sacerdoti santi, che portano avanti il proprio ministero con tenacia e passione, soffrendo mancanze di tutti i tipi e accontentandosi della gioia aspra, sebbene profonda, che viene dal rapporto con Dio e con i fratelli. In un tempo non molto lontano,  i preti, e in particolare i parroci, erano considerati il centro affidabile, amato e venerato di ogni comunità. “L’ha detto il signor curato”: era questa la frase

Chi ha vinto a Wembley?

Ma è proprio vero che a Wembley l'Italia ha vinto? Confesso di non avere mai capito il calcio. Da piccola sentivo i miei parenti discutere animatamente in cortile, difendendo l’ Inter  o la Juve, e dai loro discorsi traevo divertimento per contagio, ma non mi chiedevo chi avesse ragione: semplicemente non mi sembrava sensato schierarsi da una parte o dall’altra… in fondo, vincere o perdere erano fatti loro, dei giocatori, i miei interessi erano altri. Un giorno uno zio, grande tifoso della Juventus , cercò di spiegarmi la bellezza del calcio come spettacolo; non mi convinse per nulla: per me spettacolo erano il teatro, l’opera, i concerti, perfino la lettura, se nutrita di immaginazione, insomma tutto ciò che raccontava una storia. Il calcio invece che cosa narrava? Nulla, a parte corse, corpi sudati, gesti scomposti, passioni immotivate, qualche imprecazione… Molto banalmente mi chiedevo che cosa ci fosse di bello nel riuscire a infilare una sfera di gomma in una specie di arco q

A come amicizia

  Percorso sull'amicizia abbinato alla lettera A, per la classe prima primaria, nell'ambito dell' educazione linguistica, con esempi e offerta di materiale. All'inizio dell'anno scolastico, i bambini sentono il forte bisogno di socializzare per conoscersi e imparare a fidarsi gli uni degli altri. Il percorso verso l'amicizia è un cammino che richiede tempi adeguati e un certo impegno: le attività che seguono vogliono favorire questo itinerario, senza  però forzarlo né imporlo. N.B. L'educazione relazionale può essere affidata a qualunque docente del team , purché la  programmazione sia collegiale; in questo caso è consegnata all'insegnante dell'area linguistica e quindi abbinata a una lettera dell'alfabeto e ad attività relative alla comprensione e alla logica. Sfondo integratore: Storia dell'albero solitario. PRIMA PUNTATA: - La solitudine e l'incontro: nasce l'amicizia ASCOLTO  Una volta, in un cortile deserto, sorgeva un grande al

Se la morte non fa più paura

  Questo articolo è in realtà un commento che l'autrice ha donato alle suore Comboniane, nell'ambito del progetto "Elikya, la speranza del Vangelo senza confini," iniziativa bellissima, che porta ogni giorno il Vangelo nelle case e sui luoghi del nostro lavoro, aiutandoci a dare alle giornate colori nuovi e liberi.  Trovate il link in calce all'articolo. Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 9, versetti da 18 a 25. Mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi che gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli. Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell'istante la donna fu salvata.

Solo la fede sconta il dolore

Riflessioni di una casalinga. Questo articolo è in realtà un commento che l'autrice ha donato alle suore Comboniane, nell'ambito del progetto "Elikya, la speranza del Vangelo senza confini," iniziativa bellissima, che porta ogni giorno il Vangelo nelle case e sui luoghi del nostro lavoro, aiutandoci a dare colori nuovi e liberi alle nostre giornate. Trovate il link in calce all'articolo. Dal Vangelo secondo Luca, capitolo 10, versetti da 38 a 42. Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio, e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le disse: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte miglior

Non per verificare, ma per riflettere e ringraziare

Alla fine dell'anno pastorale, molti referenti per la catechesi dell'iniziazione cristiana, soprattutto quelli tra loro che hanno a che fare con un folto numero di catechiste, vorrebbero uno strumento agile per una verifica che permetta di puntualizzare la situazione presente e di mettere a fuoco alcuni input per il futuro. La scheda qui proposta potrebbe rispondere a queste esigenze, purché si tenga presente che dovrà essere modificata, arricchita o semplificata in base alle esperienze vissute nelle diverse comunità e alla preparazione delle catechiste. Ci saranno insomma domande da togliere e domande da inserire. Si è cercato per questo di preparare uno strumento valido per tutti e soprattutto modificabile a piacimento. Ringrazio i formatori diocesani che con i loro suggerimenti hanno reso più accessibile e ricco il documento. Note previe per il somministratore del questionario 1. Meglio non parlare di verifica con le catechiste: è un termine scolastico che mette sempre una

Regaliamoci la felicità

Questo articolo è in realtà un commento che l'autrice ha donato alle suore Comboniane, nell'ambito del progetto " Elikya, la speranza del Vangelo senza confini,"  iniziativa bellissima, che porta ogni giorno il Vangelo nelle nostre case e sui luoghi del nostro lavoro. Trovate il link in calce all'articolo. Dal Vangelo secondo Matteo (5, 1-12). Vedendo le folle, Gesù salì sul monte; si pose a sedere e si avvicinarono a Lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cie

Quando il cortile era magico

Umberto, o la magia della differenza. Umberto era mio cugino e abitava nel mio stesso cortile. Lui era diverso da noi. Prima di tutto non aveva età e questa per noi era una realtà così chiara che non ci chiedemmo mai quanti anni avesse. Faceva infatti parte della magia di Umberto essere uomo e bambino insieme: era un adulto affidabile e forte quando veniva a prenderci a scuola, portava le nostre tre cartelle per mezzo chilometro e costringeva alla fuga precipitosa i soliti bulli che tentavano di prenderci in giro, ma diventava un bambino quando giocava con noi a “rèla” o piangeva forte perché aveva il mal di pancia. La seconda diversità  di Umberto consisteva in un pensiero filosofico e poetico tutto suo, nel quale coincidevano desiderio e realtà: come sapeva passare da un'età all'altra, lui era in grado di transitare con leggerezza dal reale al fantastico e viceversa. A volte diceva, con assoluta certezza, che avrebbe sposato la maestra e raccontava tutti i particolari del mat

Le vostre pagliuzze, le nostre travi

Quando in una parrocchia arriva un parroco nuovo: riflessioni sincere di donne innamorate della Chiesa e molto affezionate ai fratelli presbiteri. Questo scritto vuole dare voce ad alcune correzioni fraterne mai esplicitate e ha uno scopo duplice: aiutare i parroci, che lo leggeranno e si ritroveranno in qualche descrizione, a prendere coscienza della situazione; sollecitare le donne ispiratrici di queste parole, perché parlino più spesso e senza paura, in contesti meno nascosti e più fraterni. Con le più sentite scuse verso i tanti parroci che non commettono gli errori elencati. Scrive Virginia Wolf in Una stanza tutta per sé : “Ed è uno dei servigi che l’un sesso può rendere all’altro: descrivere quella macchia grande come uno scellino dietro la testa… che da soli non riusciamo mai a vedere”. Parafrasando il concetto in chiave evangelica potremmo sostituire la simbolica macchia con la pagliuzza che alberga nell’occhio dei fratelli e (naturalmente continuando a non dimenticare la tra