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Resilienti per fede


Vogliamo imparare qualcosa di molto utile per rendere più leggero e bello l'anno nuovo che incomincia proprio ora? Potremmo apprendere da Gesù a essere resilienti alla sua maniera, cioè per fede, speranza e carità. Questo è anche il mio augurio. Testo scritto e podcast pubblicato dai missionari comboniani; per ascoltare cliccare sul triangolino bianco nel cerchietto giallo.

Dal Vangelo secondo Luca, capitolo 2, versetti da 16 a 21

(I pastori) andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano, si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Come si chiama?

Quando nasce un bambino, parenti e amici corrono a porgere auguri e regali a lui e ai genitori e una delle prime domande che fanno è “Come lo avete chiamato?” I nomi imposti ai neonati spesso sono nomi di famiglia.
    Da Gesù vanno i pastori, che saranno poi i primi missionari del Nuovo Testamento, e scoprono che il bambino avrà certamente un nome di famiglia, cioè un nome molto comune nella famiglia umana in cui va a nascere: l’integrazione di Dio tra gli uomini è dichiarata e completa persino nella scelta del nome.

Incomincia un nuovo anno

Oggi però per il tempo umano è un giorno importante, perché segna l’inizio di un nuovo anno e allora ci vogliono degli auguri speciali. Li ho. Ho in serbo per voi un alfabeto particolare:
A come auguri.
B come bontà, C come carità, D come dignità;
E come empatia, F come fede;
G come generosità, I come integrità, L come liberalità, 
M come magnanimità, N come nobiltà, O come onestà;
P come pazienza, R come resilienza;
S come speranza, T come tolleranza;
U come umiltà, V come buona volontà.
Quest’anno allora ci auguriamo reciprocamente di essere persone tolleranti, buone, empatiche, generose, anzi liberali fino alla magnanimità; oneste, integre e dignitose fino alla nobiltà d’animo. E poi pazienti, umili, volonterose, resilienti, ma soprattutto ricche di fede, di speranza e di carità.

Quattro virtù da mettere insieme

Ecco, fermiamoci un attimo su queste ultime quattro virtù: resilienza, fede, speranza e carità. Ma che cosa c’entra la resilienza con le virtù teologali? Be'… sembra che attualmente la resilienza c’entri sempre, perché tutto si può dire della vita odierna, ma non che sia facile, e proprio per questo oggi si parla molto di resilienza, che viene chiamata «strategia anti crisi». Si usa questo termine persino in politica, come ben sappiamo, ma forse non tutti sanno bene di che cosa si tratta in psicologia. Proviamo a vederlo insieme.
Per lo studioso Cirulnik, uno dei fondatori di questa scienza umana, la resilienza è «l’arte di navigare i torrenti», espressione molto evocativa che non ha bisogno di essere spiegata, mentre altri pedagogisti come il Canevaro* la definiscono come la capacità di mantenere armoniosamente e integralmente la propria struttura psicologica anche in tempi di crisi, costruendo degli spazi al di là delle invasioni procurate dalla malattia, dalla solitudine, dalla precarietà della vita, dalle delusioni, dal sentimento di finitudine e chi più ne ha più ne metta. Di fronte alla sofferenza, è infatti diverso sopravvivere indurendosi o diventando insensibili e reagire invece mantenendo intatte la propria empatia e umanità. Quante persone, in presenza di un dolore forte o di una difficoltà invalicabile, diventano aride, dure, scostanti? Sì… in effetti molti resistono nelle avversità, ma con costi notevoli per la loro vita di relazione.
    Obiettivo della resilienza è invece la capacità di trasformare un’esperienza dolorosa nell’organizzazione di un percorso soddisfacente, usando la debolezza come motore di un cambiamento positivo. Anche se le ferite non si rimargineranno mai completamente, perché resteranno sempre delle cicatrici di vulnerabilità, è possibile, secondo gli esperti della resilienza, trasformare i punti deboli in punti di forza, che permettano di vivere uno stato nuovo di realizzazione personale.
    La resilienza sembra proprio necessaria in un tempo come il nostro, in cui tutto è liquido, perfino gli affetti che danno valore all’esistenza, come affermano sociologi famosi come Bauman. E sembra che per diventare resilienti sia utile disporre di un tutor, che insegni innanzitutto ad attribuire un significato, cioè un senso alle cose e alla vita.

Un'esperienza sorprendente

Dal canto mio, ripensando alla mia esperienza di ministro straordinario della Comunione eucaristica in una struttura per anziani, sicuramente uno dei luoghi più difficili in cui vivere, ricordo alcuni percorsi sorprendenti di ospiti inizialmente travolti dalla consapevolezza disperante di non uscire più. Ve li racconto come esempi per capirci meglio.
    Alcuni di questi pensionanti assistevano alla progressiva scomparsa dei famigliari, per cui si sentivano abbandonati, soli, di peso e vivevano il ricovero come una prigione. Allora rifiutavano la Comunione eucaristica, perché erano arrabbiati con il Signore, non si confessavano, invocavano e nel contempo temevano la morte. 
    Poi incominciavano a partecipare alla celebrazione del rito della Comunione eucaristica, magari per curiosità o per passare il tempo o perché trascinati da qualcuno. E lì udivano parole di speranza, che interpellavano in maniera forte la loro fede assopita, e allora poco per volta tutto cambiava: ritornavano a Gesù e scoprivano che era bello guardarsi con i suoi occhi, perché per Lui non contavano né le rughe né gli anni, anzi il suo era uno sguardo che nell’amore rinnovava la giovinezza. Allora anche il ministro, come successe più volte a me, lo confesso, si ritrovava colmo di stupore e pensava: “Com’è bello che Dio li avvicini a Lui; hanno vagato più o meno lontani e a lungo e ora Lui se li riprende e incomincia a colorare il loro tempo di eternità, a dare a loro un assaggio di paradiso”. Così succedeva che qualcuno dicesse: “Sto passando un bel periodo, sai Mariarosa, uno dei più belli della mia vita: non mi manca niente perché con me c’è Gesù, ho il tempo per pregare …” e nasceva il gruppo del rosario e la carità diventava la cifra visibile e tangibile della loro vita.

Una resilienza "diversa"

    Questa è certamente resilienza, amicheeamici, ma è anche molto di più. È una resilienza accesa dalla fede e dalla speranza, cioè dalla consapevolezza che c’è Dio a sostenere il coraggio di resistere, ed è una resilienza che si scioglie nella carità, cioè nella cura per gli altri, anche quando saremmo noi ad avere bisogno. Non solo dà significato alle cose e alla vita, ma apre alla Bellezza di un’esperienza futura che appare già meravigliosa.
    Possiamo allora parlare di una resilienza spirituale, o meglio, guidata dallo Spirito? Credo proprio di sì.
    Anzi noi possiamo a buona ragione diventare tutor di resilienza dei nostri compagni di viaggio, rendendoci aiutanti di Gesù nel portare a termine i progetti di vita da Lui voluti, e incernierandoci così alla carità, purché non dimentichiamo mai che il vero Tutor, il nostro e il loro, è lo Spirito, che Lui può darci la forma disegnata da quell’alfabeto speciale con il quale abbiamo aperto questa riflessione e che questa forma in definitiva è la forma stessa di Gesù.
    Qui concludo momentaneamente i miei auguri per tutti voi e anche per me: saremo resilienti quest’anno, ma alla maniera di Gesù. E continueremo il discorso la settimana prossima. Promesso.

N.B. Questo commento è stato chiesto all'autrice dalle suore Comboniane, nell'ambito del progetto "Elikya, la speranza del Vangelo senza confini", iniziativa bellissima, che presenta quotidianamente la Parola di Dio, orientando e dando colori nuovi e liberi alle nostre giornate, spesso intrise di fatica e di sofferenza, ma anche abitate dalla gioia di sapersi amati da un Dio che è Padre.


Mariarosa Tettamanti, capodanno 2025

Immagine di copertina: presepe luminoso ideatio e costruito da due geniali fratelli con asperger, Davide e Claudio Del Vecchio, che ringraziamo sentitamente. Fotografia di Tettamanti Luigina.