Ragazzi, amiche e amici, è di nuovo in scena la felicità: per la quinta volta ci occupiamo delle Beatitudini, anche se ora ci rivolgiamo all'evangelista Luca, il cui testo contiene dei punti in comune, ma anche delle differenze rispetto a Matteo. Entriamo quindi con curiosità e interesse in un'esplorazione nuova e molto promettente, finalizzata a portarci là dove la tristezza mostra un futuro diverso.
Come sempre, possiamo leggere il testo e/o ascoltare dal podcast dei Missionari comboniani. Per sentire, cliccare sul triangolino bianco nel cerchietto giallo.
Dal Vangelo secondo Luca, capitolo 6, versetti da 20 a 26.
Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.
La seconda, «Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati», sembrerebbe solo di Luca, il quale ribadirebbe in questo modo, con parole diverse, la prima beatitudine, perché sul piano concreto… chi è più povero di uno che non ha nemmeno da mangiare? A meno che facciamo coincidere questa forma di felicità con la quarta di Matteo: «Beati quelli che hanno fame e sete»… sì… ma «di giustizia».
In questo caso, dovremmo anche tenere conto del fatto che nella Bibbia i termini “giustizia” e “salvezza” sono spesso usati come sinonimi e questo ci permette di fare un passo avanti, perché, siccome la salvezza passa attraverso l’amore di Dio e il compiersi del suo volere, la fame e la sete della giustizia sono intesi prima di tutto come bisogno vitale della carità divina seguita dalla nostra fedeltà ai suoi desideri. E che cosa desidera Dio? Che noi viviamo nell’amore, è risaputo.
Eppure, se ci guardiamo intorno, vediamo che anche oggi il mondo scoppia per la presenza di poveri e di perseguitati: basti pensare a chi è costretto a vivere nella crudeltà della guerra, a chi è vittima di femminicidio o di violenze gratuite perpetrate perfino da minorenni. Il mondo è colmo di «affamati e assetati di giustizia».
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.
Per la quinta volta nelle Beatitudini
Amiche, amici, siamo di nuovo alle prese con le Beatitudini, anche se per la prima volta abbiamo a che fare con la versione dell’evangelista Luca, che è più breve della precedente attribuita a Matteo. Il perché di questa differenza sta nella diversità della comunità alla quale i due evangelisti si rivolgono: benché entrambi si indirizzino a dei fedeli già generati dall’ascolto della Parola di Dio, come sappiamo Matteo parla a degli Ebrei, mentre Luca interpella dei pagani. Per questo Luca toglie ciò che probabilmente sarebbe troppo giudaico per interessare i suoi lettori e così le sue Beatitudini sono solo quattro, mentre quelle di Matteo sono il doppio. Le beatitudini di Luca sono però seguite da quattro comunicazioni al negativo, che rinforzano il discorso, mostrandone il rovesciamento. Un’altra differenza tra le due versioni riguarda la forma verbale che viene usata: Matteo utilizza la terza persona, scelta abituale della letteratura sapienziale, mentre Luca sceglie da subito la seconda persona, interpellando quindi direttamente i suoi uditori.La seconda beatitudine
Fin qui le differenze, per cenni macroscopici ovviamente, fra le due versioni, ma ora ritorniamo alle singole beatitudini. Qualcuno magari ricorderà che all’inizio di febbraio di quest’anno abbiamo cercato di esplorare la prima beatitudine, «Beati i poveri», comune a entrambi gli evangelisti.La seconda, «Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati», sembrerebbe solo di Luca, il quale ribadirebbe in questo modo, con parole diverse, la prima beatitudine, perché sul piano concreto… chi è più povero di uno che non ha nemmeno da mangiare? A meno che facciamo coincidere questa forma di felicità con la quarta di Matteo: «Beati quelli che hanno fame e sete»… sì… ma «di giustizia».
In questo caso, dovremmo anche tenere conto del fatto che nella Bibbia i termini “giustizia” e “salvezza” sono spesso usati come sinonimi e questo ci permette di fare un passo avanti, perché, siccome la salvezza passa attraverso l’amore di Dio e il compiersi del suo volere, la fame e la sete della giustizia sono intesi prima di tutto come bisogno vitale della carità divina seguita dalla nostra fedeltà ai suoi desideri. E che cosa desidera Dio? Che noi viviamo nell’amore, è risaputo.
Eppure, se ci guardiamo intorno, vediamo che anche oggi il mondo scoppia per la presenza di poveri e di perseguitati: basti pensare a chi è costretto a vivere nella crudeltà della guerra, a chi è vittima di femminicidio o di violenze gratuite perpetrate perfino da minorenni. Il mondo è colmo di «affamati e assetati di giustizia».
Essi «saranno saziati» dice Gesù, ma di quale sazietà sta parlando? É la pienezza della vita, che si raggiunge quando si vive fino in fondo la vera passione del credente, cioè quel compiersi del canto di gioia che la volontà di Dio fa esplodere nei nostri cuori.
Secondo Matteo poi «Gli afflitti saranno consolati», secondo Luca «rideranno»; entrambi gli evangelisti dicono in questo modo che il presente della tristezza ha un futuro diverso: il male c’è, esiste, non lo possiamo negare, ma non è la parola definitiva, perché dopo la risurrezione di Gesù, la gioia della Pasqua è entrata nella nostra vita e, come dice san Paolo ai Romani, «Le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi».
E così passo dopo passo abbiamo commentato tre beatitudini: ne rimangono ancora cinque*. Alla prossima volta, grazie.
La terza beatitudine
La terza beatitudine «Beati voi, che ora piangete, perché riderete» è chiaramente il corrispondente della seconda di Matteo «Beati gli afflitti perché saranno consolati», dato che in realtà sia l’afflizione sia il pianto esprimono una grande tristezza. Se poi teniamo conto che la frase di Matteo è presa da Isaia, per il quale i piangenti erano coloro che si affliggevano su Gerusalemme, cioè sulla rovina del popolo di Dio, dobbiamo dire ancora una volta che il discepolo patisce innanzitutto i problemi del mondo senza pace e della Chiesa, magari perché quest’ultima non è unita, non è sempre bella e appassionata come il Signore la vorrebbe.Secondo Matteo poi «Gli afflitti saranno consolati», secondo Luca «rideranno»; entrambi gli evangelisti dicono in questo modo che il presente della tristezza ha un futuro diverso: il male c’è, esiste, non lo possiamo negare, ma non è la parola definitiva, perché dopo la risurrezione di Gesù, la gioia della Pasqua è entrata nella nostra vita e, come dice san Paolo ai Romani, «Le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi».
E così passo dopo passo abbiamo commentato tre beatitudini: ne rimangono ancora cinque*. Alla prossima volta, grazie.
*Questo commento è ispirato a un testo dell'Azione cattolica.
N.B. Questo commento è stato chiesto all'autrice dalle suore Comboniane, nell'ambito del progetto "Elikya, la speranza del Vangelo senza confini", iniziativa bellissima, che presenta quotidianamente la Parola di Dio, orientando e dando colori nuovi e liberi alle nostre giornate, spesso intrise di fatica e di sofferenza, ma anche abitate dalla gioia di sapersi amati da un Dio che è Padre.
Mariarosa Tettamanti, 9 settembre 2026
Immagine di copertina: fotografia di Anna Maria Abati
Mariarosa Tettamanti, 9 settembre 2026
Immagine di copertina: fotografia di Anna Maria Abati
