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Dalla creazione alla missione andata e ritorno



Perché Gesù manda in missione settantadue discepoli? Da dove viene questo numero? La risposta è nascosta nelle prime pagine della Bibbia. Andiamoci insieme, preparandoci a una bella sorpresa che ci riguarda da vicino. Possiamo leggere il testo scritto, e/o ascoltarlo dal podcast pubblicato dai Missionari comboniani. Per sentire, cliccare sul triangolino bianco racchiuso nel cerchietto giallo.

Dal Vangelo secondo Luca, capitolo 10, versetti da 1 a 12

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: «Pace a questa casa!». 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: «È vicino a voi il regno di Dio». 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: 11«Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino». 12Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.

Perché settantadue?

Affrontando questo episodio, immediatamente sorge una curiosità: perché settantadue discepoli? Da dove viene questo numero? 
    Per rispondere a questa domanda dobbiamo intraprendere un viaggio che ci porta tra le pagine della Bibbia dove dimorano le storie più antiche, tra cui il mito biblico del diluvio universale, presente in realtà in molti racconti delle origini, tra cui i miti indù, greci e babilonesi. Proprio questa diffusione fa pensare che abbia un fondamento di realtà: potrebbe infatti adombrare una grande e catastrofica inondazione, poi ingigantita e mitizzata, con tanti morti, ma anche con superstiti e sopravvissuti.
    Ma al di là del probabile residuo storico, a noi interessa molto di più il messaggio teologico che ci consegna la Bibbia. Il vero messaggio è soprattutto nella volontà di Dio di salvare il giusto Noè e la sua famiglia, non arrivando così alla distruzione dell’umanità che Lui stesso aveva creato.

La seconda creazione

    Quando il diluvio ebbe termine e l’arcobaleno si stese a unire la terra al cielo, la famiglia di Noè con tutti gli animali uscì dall’arca ed ebbe così inizio un tempo nuovo, in una natura rinnovata e purificata dalla pioggia, come in una nuova creazione. Da questa purificazione nacque anche una nuova umanità, della quale parla il capitolo 10 del libro della Genesi, dove viene presentata la “Tavola dei popoli”, che si formò a partire dai figli di Noè (Sem, Cam e Jafet: li ricordate?), dai quali, secondo il mito, discendono tutti i popoli della Terra, che sarebbero appunto settantadue*. Infatti, se contiamo i figli, i nipoti e i pronipoti di Noé, otteniamo proprio questo numero. Ovviamente non dobbiamo dimenticare che siamo nell’ambito non di un discorso storico, ma mitologico e religioso, il quale ha uno scopo preciso e cioè mostrare che tutta l’umanità ha un'origine comune e fa parte di un disegno divino unico.

Dalla «Tavola dei popoli» al mandato di Gesù

Facciamo ora un enorme salto in avanti ed eccoci insieme a Gesù (mamma mia che emozione!) che manda in missione proprio settantadue discepoli: è evidente che la riproposizione di questo numero ha lo scopo di collegare il mandato alla “Tavola dei popoli”, suggerendo l’immagine di una terza creazione, l’ultima, quella che, mediante la redenzione, crea, come dopo il diluvio, una nuova umanità, dando agli uomini la possibilità di un’unione con Dio prima sconosciuta, insieme al futuro escatologico. E c’è da dire che diverse volte le scelte di Gesù richiamano la prima creazione, ad esempio quando apparendo risorto soffia sugli Apostoli, evocando il soffio di Dio che aleggiava sul nulla del principio; ora richiama la seconda. Com’è bella, com’è audace questa unione delle tre creazioni, attraverso le quali Dio in Gesù porta a compimento l’opera iniziata con Adamo e con Noé.

Universalità e creatività della missione

Questo numero quindi allude all’universalità della missione e pertanto non possiamo che ribadire le tre diramazioni delle missiones attuali: ad gentes, inter gentes e cum gentibus, delle quali abbiamo già parlato più volte. Ma non è finita: accostando missione e creazione, si dice tra l’altro che ogni missione è anche creazione. Sì, perché le conversioni suscitate dalla missione sono creazione di cuori e di vite nuove.
    Un’altra osservazione ci viene suggerita dal versetto 6, dove troviamo l’espressione «figlio della pace» cioè colui che è degno della pace, in quanto è disposto ad accogliere il Vangelo di Gesù. Sappiamo che il concetto di pace per la cultura ebraica del tempo di Gesù era molto ampio: significava un insieme di beni materiali e spirituali, che andavano dalla salute, dalla sicurezza, dalla prosperità… fino all’armonia totale con Dio, con il prossimo e con il creato. E tuttavia questo dono, come ogni regalo chiede di essere accolto e per accoglierlo bisogna esserne degni e purtroppo ancora oggi viene tante volte rifiutato. 
    Dopo più di 2000 anni dalla venuta del Signore, ancora oggi gli amanti della pace sono mandati «come agnelli in mezzo ai lupi», ancora la «messe» chiede operai che non ci sono e ancora la terra è insanguinata da troppe guerre. Questo però non ci deve scoraggiare, anzi deve incentivare i nostri sforzi e aumentare la nostra fede e la nostra preghiera: con l’aiuto del Signore, continueremo a essere missionari e quindi, e pertanto, collaboratori del Creatore e portatori di pace… come possiamo, come siamo capaci. Grazie!

*Settanta, secondo un'altra interpretazione.

Mariarosa Tettamanti, 1 ottobre 2026

Immagine di copertina: fotografia di suor Daniela Sanguigni.