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Ma ci sarà della zizzania alla fine? (Testo scritto e podcast)


Oggi  ci poniamo in ascolto di alcune domande della Comunità di Matteo e soprattutto delle risposte di Gesù, per imparare il valore indistruttibile e perenne della misericordia. È possibile leggere il testo scritto e/o ascoltare dal podcast dei Missionari comboniani; per sentire, premere il triangolino bianco al centro del cerchietto giallo.

Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 13, versetti da 36 a 43. 

Poi (Gesù) congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!

Prima della spiegazione, il racconto

Per capire questa spiegazione dobbiamo ovviamente aver ascoltato la famosa parabola della zizzania o loglio, cioè dell’erba cattiva che cresce mescolata al buon grano. Si tratta come sappiamo di un gustoso raccontino parabolico che dipinge il regno di Dio narrando la vicenda di un agricoltore che aveva seminato del buon seme nel suo campo. Di notte però arriva il suo nemico che semina della zizzania in mezzo al grano. Quando la messe cresce, cresce anche il loglio, che si confonde con il grano, perché il suo aspetto è simile.  Allora i servi chiedono al padrone di poter strappare l’erba cattiva, ma il padrone dice di no, perché rischierebbero di strappare anche il frumento buono: è meglio lasciar crescere il buono e il cattivo insieme, fino al momento della mietitura, quando la zizzania verrà strappata e bruciata, mentre il grano buono sarà riposto nel granaio.
    La spiegazione di Gesù, che abbiamo ascoltato, è chiarissima. I semi buoni sono i sudditi del Regno, le erbe cattive sono i sudditi del Maligno, cioè del demonio. Ma perché sudditi e non figli? Perché, come ricorda anche la Bibbia di Gerusalemme, qui siamo in presenza di un semitismo che indica proprio i dipendenti dalla sovranità di un regnante.  Sta di fatto che i seguaci del male crescono insieme a coloro che scelgono il bene e non è difficile immaginare Gesù che contempla con uguale tenerezza e fiducia gli uni e gli altri.
    «Alla fine del mondo (…) il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno (…) tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente (…) Allora i giusti splenderanno (…) nel regno del Padre loro».  Sono dunque due gli ambiti dell’unico Regno di cui si parla: quello messianico sulla Terra e quello escatologico; tutti i salvati da Gesù entreranno per sempre in questo secondo ambito.

Le domande di una Comunità...

Ma proviamo ad addentrarci con l’immaginazione nella comunità di Matteo, dove è stata narrata questa parabola. Sicuramente i primi cristiani si ponevano molte domande, tra cui una che riguarda anche noi oggi: come mai nella loro comunità erano presenti anche delle persone indegne? Forse erano truffatori, miscredenti, oppure bugiardi, operatori di divisioni, invidiosi, rancorosi, prepotenti… non è difficile immaginare quali fossero i peccati dei primi cristiani: ci basta guardare le nostre comunità. 
    Ma queste persone non si dovrebbero espellere, non si dovrebbero mandare via? Non sono le classiche mele marce che fanno marcire anche le altre?

... e le risposte di Gesù

Ecco, nessuna parabola del Vangelo parla di mele marce, mentre questa parabola, con grande forza plastica, risponde proprio alle nostre domande: nel mondo, dove si trova quel campo del regno di Dio che è la Chiesa, il bene convive con il male, favorito e voluto dal grande nemico, cioè da Satana. Ora, se noi volessimo estromettere quelli che riteniamo “cattivi”, rischieremmo di strappare i buoni con loro, cioè rischieremmo di aprire la strada ad altre auto esclusioni dalla comunità, magari per un malinteso senso di solidarietà o di emulazione con gli esclusi.  È una cosa che vediamo succedere in quelle congregazioni non cattoliche che per vari motivi disassociano alcuni dei loro membri: “Mandano via mio figlio… allora me ne vado anch’io”. Prima ancora però noi dovremmo giudicare i nostri simili e questo semplicemente non ci è permesso: «Non giudicate» ci viene detto in un’altra parte del Vangelo… anche perché talvolta male e bene non sono nettamente separabili, si confondono, proprio come la zizzania con il grano.  In terzo luogo toglieremmo a dei fratelli la possibilità di un'eventuale conversione e in quarto luogo… chi ci assicura che noi saremo sempre grano buono nella Chiesa? 

Ma ci sarà della zizzania alla fine? 

Personalmente sono molto d’accordo con questo modo d’intendere le cose. Per esempio, ho guidato per tantissimi anni degli oratori estivi affollati, allegri e pieni di sole, ma a volte non facili, come sono spesso difficili le realtà abitate da adolescenti inquieti: dire ciò che va detto, non tollerare comportamenti inaccettabili, pretendere il rispetto delle regole e prima ancora delle persone, senza però mai mandare via nessuno, nemmeno adottando la pratica del silenzio punitivo, che esclude più o meno come la cacciata… questa è la carta vincente. Lo si vedrà più avanti negli anni, quando i ragazzi di un tempo saranno diventati uomini e donne capaci di rispettare il Signore e la Chiesa e felici di mandare i figli all’oratorio, al di là della pratica religiosa che avranno deciso o no di mantenere loro stessi. 
    E vi dirò in confidenza che in tutta la mia esperienza di insegnante, catechista ed educatrice, nella scuola e nella Chiesa, non ho mai visto della vera zizzania. Ho sempre visto piantine di grano che magari faticavano a crescere e si dovevano innaffiare e sarchiare con maggior cura. Ho sempre incontrato bambini, ragazzi, giovani, uomini e donne da ascoltare, abbracciare e amare, mai da escludere. Sicuramente ci saranno… anzi ci sono, abbiamo persino degli scomunicati nella Chiesa, ma credo che siano pochissimi e comunque non tocca a noi, non vanno strappati da noi.
    Ma poi… ci sarà veramente della zizzania da strappare alla fine dei tempi? Io voglio pensare di no, guardate, se avremo fatto tutti ciò che il Figlio di Dio si aspetta da noi. E allora… grazie Maestro grande, grazie per questa bellissima parabola e grazie per tutto il Tuo bellissimo insegnamento.

N.B. Questo commento è stato chiesto all'autrice dalle suore Comboniane, nell'ambito del progetto "Elikya, la speranza del Vangelo senza confini", iniziativa bellissima, che presenta quotidianamente la Parola di Dio, orientando e dando colori nuovi e liberi alle nostre giornate, spesso intrise di fatica e di sofferenza, ma anche abitate dalla gioia di sapersi amati da un Dio che è Padre.

Mariarosa Tettamanti, 28 luglio 2026

Immagine di copertina: fotografia di Anna Abati