Oggi il Vangelo ci conduce nelle stanze di un palazzo reale, al centro di un vero e proprio thriller a due quadri a luci opposte, attraverso il quale vedremo delinearsi, ancora una volta, la nostra identità di essere umani chiamati a vivere la carità. Possiamo leggere il testo scritto e/o ascoltare dal podcast dei Missionari comboniani; per sentire, premere il triangolino bianco nel cerchietto giallo.
Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 14, versetti da 1 a 12.
In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre. I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.
Il re è Erode Antipa. Non gli mancano né ricchezze né potere e potrebbe avere tutte le donne che vuole, ma lui va a prendersi Erodiade, sua nipote, in quanto figlia del fratello Aristobulo e anche sua cognata, in quanto moglie di suo fratello, Erode Filippo: si macchia quindi davanti a tutti, non solo di adulterio, ma anche d’incesto.
E che dire della stessa Erodiade, che lascia il primo marito, suo zio, per unirsi a un altro zio? Quanto a Salomé, figlia di Erodiade, quindi pronipote del re, è forse la più scusabile, perché è giovane e dipende dalla volontà della madre, ma certamente non sa distinguere il bene dal male. Un bel pasticcio relazionale, non c’è che dire. E infine ecco il detenuto: è Giovanni, il battezzatore del Giordano, considerato un profeta dalle folle.
Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre. I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.
I protagonisti del thriller
Ragazzi, oggi il Vangelo ci precipita al centro di un vero e proprio thriller, cioè di un racconto che suscita emozioni estreme e scatena forti tensioni. I protagonisti sono tre personaggi depravati e una vittima. Abbiamo infatti un re vizioso, una cognata dissoluta, una pronipote giovane, ma portatrice di una leggerezza crudele, e un carcerato innocente detenuto nelle prigioni del palazzo reale*.Il re è Erode Antipa. Non gli mancano né ricchezze né potere e potrebbe avere tutte le donne che vuole, ma lui va a prendersi Erodiade, sua nipote, in quanto figlia del fratello Aristobulo e anche sua cognata, in quanto moglie di suo fratello, Erode Filippo: si macchia quindi davanti a tutti, non solo di adulterio, ma anche d’incesto.
E che dire della stessa Erodiade, che lascia il primo marito, suo zio, per unirsi a un altro zio? Quanto a Salomé, figlia di Erodiade, quindi pronipote del re, è forse la più scusabile, perché è giovane e dipende dalla volontà della madre, ma certamente non sa distinguere il bene dal male. Un bel pasticcio relazionale, non c’è che dire. E infine ecco il detenuto: è Giovanni, il battezzatore del Giordano, considerato un profeta dalle folle.
Questi personaggi disegnano due quadri di segno opposto: lussuoso e rutilante di luci, eppure invaso dalle tenebre del peccato, il primo; oscuro e freddo, eppure avvolto dalla luminosità della fede nella propria missione e della rettitudine senza cedimenti, il secondo.
Il ballo di Salomé
La nostra storia incomincia nel palazzo reale, dove si svolge la festa per il compleanno del sovrano. Salomé danza davanti agli invitati e lo fa molto bene, con quella bellezza leggiadra e dolce che di solito fa pensare alla purezza e a un cuore abitato dai sentimenti più delicati e nobili. Quanto al re, lo immaginiamo stravaccato sul trono e mezzo ubriaco; guarda bavoso la pronipote che danza e perde la testa: la lussuria lo travolge fino al punto in cui, sragionando, arriva a prometterle qualunque cosa ella voglia.A questo punto la ragazza potrebbe chiedere qualcosa di molto bello e prezioso, come gioielli, viaggi, soldi per il suo futuro… Io ad esempio avrei chiesto al re di aiutare concretamente e in maniera intelligente i poveri del regno.
Tuttavia si tratta di una decisione importante, così la giovane si apparta con la madre per chiederle consiglio... E poco dopo ecco arrivare il premio promesso.
È portato con un vassoio, ma non è cibo. Non ci sono nemmeno gioielli o monete in quel vassoio, ma sangue, tanto sangue e una testa senza vita, con due occhi attoniti, sbarrati, privi di luce. La ragazza prende il vassoio e senza venire meno di fronte a questo macabro spettacolo porta il regalo alla madre, la quale è finalmente felice.
È portato con un vassoio, ma non è cibo. Non ci sono nemmeno gioielli o monete in quel vassoio, ma sangue, tanto sangue e una testa senza vita, con due occhi attoniti, sbarrati, privi di luce. La ragazza prende il vassoio e senza venire meno di fronte a questo macabro spettacolo porta il regalo alla madre, la quale è finalmente felice.
Il movente del delitto e il capo d'accusa
A questo punto dobbiamo scoprire altri elementi del delitto, perciò ci allunghiamo all’indietro, in un flash back: «Erode aveva arrestato Giovanni» leggiamo «e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade (…). Giovanni infatti gli diceva: “Non ti è lecito tenerla con te!”». Ah… ecco il movente allora!«Salomé» leggiamo ancora «istigata da sua madre, disse al re: “Dammi su un vassoio la testa di Giovanni il Battista"» e «Il re mandò a decapitare Giovanni nella prigione»: ecco perché, nei sotterranei del palazzo, la spada di un soldato si è alzata per compiere ciò che noi nemmeno abbiamo il coraggio d’immaginare, un delitto di stato commissionato da una ragazzina dotata di un solo, spaventoso potere, cioè della capacità di sedurre danzando. Ed ecco il capo d’accusa per il povero Giovanni: aver detto la verità, cioè aver ricordato al tetrarca corrotto e alla sua concubina che nemmeno loro erano al di sopra della legge di Dio.
Ed è così che Giovanni perse la vita: a causa di due donne, di cui la prima vendicativa e feroce e la seconda scriteriata e completamente sottomessa al potere materno. Due esseri umani appartenenti al genere da sempre ritenuto il più gentile ed empatico, due donne dalle quali ci aspetteremmo soltanto bontà, si rivelavano più spietate e sanguinarie dello stesso tetrarca. Erode infatti, pur volendo la morte del Battista, si era rattristato alla richiesta della ragazza, ma ormai, avendo promesso, non poteva fare brutta figura con i commensali e così, per non perdere simbolicamente la sua faccia, accettò di perdere realmente la testa di un innocente.
Il gesto che vale
Per fortuna la scena si chiude con un gesto di compassione: i discepoli seppelliscono il profeta ucciso e vanno a dare la notizia della sua morte a Gesù. Passa del tempo, finché a un certo punto l’Antipa sente parlare di Gesù e crede che si tratti di Giovanni risorto dai morti. Ma che cosa gli succede? Teme che ora il Battista si vendicherà? Oppure desidera, magari inconsciamente, che la sua azione delittuosa venga in qualche modo riparata? In ogni caso non sta bene l’Antipa, non può stare bene, perché il peccato non paga, il sangue versato si fa pagare. E molto bene anche.Ciò che conta per noi però è la nota consolante della fine, che ci rivolge alla pietà e alla preghiera. Partecipare a un funerale, consolare i famigliari di un defunto, pregare in un cimitero, chiedere la celebrazione di una Messa per un morto… questo sì fa stare bene; queste e altre azioni simili ci riportano alla nostra identità e misura di esseri umani creati per la cura e per l’amore, uomini e donne in via di conformazione a Cristo, attraverso le opere di misericordia: «Consolare gli afflitti, seppellire i defunti, pregare Dio per i vivi e per i morti...».
*Si trattava del castello/fortezza di Macheronte, il palazzo reale dove abitava Erode Antipa. Le indagini archeologiche moderne hanno confermato la presenza di spazi sotterranei, dove fu tenuto prigioniero Giovanni Battista.
N.B. Questo commento è stato chiesto all'autrice dalle suore Comboniane, nell'ambito del progetto "Elikya, la speranza del Vangelo senza confini", iniziativa bellissima, che presenta quotidianamente la Parola di Dio, orientando e dando colori nuovi e liberi alle nostre giornate, spesso intrise di fatica e di sofferenza, ma anche abitate dalla gioia di sapersi amati da un Dio che è Padre.
Mariarosa Tettamanti, 1 agosto 2026
Immagine di copertina: "Cripta santa Giulia" (Basilica di san Salvatore, Brescia). Fotografia di Ambrogio Braghetto