Passa ai contenuti principali

L'ovile e la conigliera (testo scritto e podcast)

Un testo formato da frasi che sembrano slegate tra loro ha invece una compattezza e una coesione straordinarie. Andiamo insieme alla sua scoperta, leggendo o ascoltando dall'audio dei Missionari comboniani. Per ascoltare, cliccare sul triangolino bianco nel cerchietto giallo.

Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 10, versetti da 37 a 42.

«Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà: e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
    Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Entriamo nel testo

Entriamo nel testo, per esplorarlo senza fretta. Prima di tutto, ci viene consegnato un dato di fatto: per seguire Gesù dobbiamo metterlo al primo posto e non lasciarlo mai, neanche quando la prepotenza della croce rischia di offuscare la nostra fede.
E poi… «Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà». Questo è il principio che motiva il martirio, ma che giustifica anche quella forma di rinuncia gioiosa che è la speciale consacrazione. Non per niente i primi eremiti e i primi monaci sorsero dopo le persecuzioni, tra l’altro come forma nuova di martirio, finalizzato però alla gioia di chi ha trovato Gesù e si sa destinato alla totale felicità con Lui.

Perdere la vita per trovarla

Ma che cosa significa ancora questa frase? Potremmo leggerla così: “Chi dà la propria vita al Signore, perdendola nel suo amore, si procurerà la felicità ora e ancora di più nella vita eterna”. Ecco che cosa significa “perdere la vita”: significa abbandonarla senza rimpianti nelle mani di Gesù e affidarla alla sua volontà, per imparare da Lui a rinunciare a ogni pretesa egoistica e abbracciare l’altruismo, cioè la vita degli altri insieme alla nostra, liberandoci dal narcisismo, dall’egocentrismo, dall’autoesaltazione e da tutte quelle forme di amore per sé stessi, che escludono gli altri dalla vita o li sottomettono ai nostri desideri.

Accogliere profeti e giusti

Ancora: «Chi accoglie un profeta e un giusto avrà la ricompensa del profeta e del giusto». Abbiamo qui due termini biblici, che potremmo attualizzare, come suggerisce la Bibbia di Gerusalemme, con i vocaboli “missionari e cristiani”. Chi accoglie un missionario o un cristiano, dunque, accoglie Gesù e il Padre che lo ha mandato, dato che il missionario e il cristiano prolungano nel mondo la missione di Gesù e quindi del Padre: a questo proposito, abbiamo già parlato più volte delle missiones inter gentes e cum gentibus che fanno di tutti i cristiani dei missionari. Allora questa profezia è per tutti noi, amicheeamici, e anche l’invito all’accoglienza è per tutti noi: accogliendoci a vicenda, noi accogliamo Gesù e il Padre. 
    Ecco io penso che esistano ben poche cose più belle di questa accoglienza che ci porta al di là di noi stessi. Perché quando guardi negli occhi tuo fratello, tu vedi lo sguardo di Gesù e quando abbracci tuo fratello, quando lo tocchi, lo accarezzi, lo coccoli, lo medichi, lo culli, gli fai il solletico per farlo ridere… tu tocchi la carne del tuo Gesù. Oh veramente per un cristiano tutto è bello nel mondo e nella vita.

Carlo

Lo sapeva un uomo che ho conosciuto molto bene. Si chiamava Carlo, aveva nove figli e aveva fatto della sua casa un porto di mare aperto a tutti. Tutti erano desiderati e ben visti nella sua dimora, ma soprattutto i sacerdoti e i missionari. Nessun religioso usciva dalla sua casa senza un’offerta tra le mani e senza aver lasciato una benedizione. Tutti sedevano alla sua mensa e lui non mancava di ricordare spesso ai suoi figli l’ultima frase del testo di oggi: «Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa». E ripeteva con gioia queste parole, con un’aspettativa concreta, con una certezza assoluta, e si fermava perfino a fantasticare sulle ricompense di Gesù.
    Ricordo che un anno offrì una delle sue pecore alla lotteria parrocchiale, che stavamo organizzando noi ragazzi, e poi ci disse ridendo: “Ora avrò certamente un ovile in Paradiso”. L’anno dopo avremmo voluto di nuovo una pecora, ma quell’anno non era stato buono per lui come il precedente, così ci diede un coniglio. Rideva quando ci disse: “Dopo tutto in Paradiso ho già un ovile, adesso vorrei una conigliera”.
    Qualche anno dopo ancora era su una carrozzina, colpito da un ictus feroce, incapace persino di parlare, ma sempre sereno, senza mai distogliere lo sguardo dal crocifisso, e in una luminosa mattina di marzo, senza retrocedere nemmeno di un passo, entrò in Paradiso, con il sorriso sulle labbra, dove l’aspettava Gesù.

Perché non fare la stessa cosa?

Volete sapere dell’ovile e della conigliera in paradiso? Non lo so, non ci sono arrivate e mail dall’alto, ma non è importante. Grazie per l’ascolto piuttosto: credo abbiate capito che si trattava di mio papà. Grazie perché mi permettete di ricordarlo.
    E perché oggi non fate lo stesso con i vostri ricordi? Tutti abbiamo conosciuto (o conosciamo) delle persone eccezionali e a volte fa bene passeggiare nel passato (o nel presente), alla ricerca di chi ci ha veramente insegnato qualcosa di bello e indimenticabile, per ritrovarlo e rimetterlo nella vita attuale, riabbracciandolo. Provate!

N.B. Questo commento è stato chiesto all'autrice dalle suore Comboniane, nell'ambito del progetto "Elikya, la speranza del Vangelo senza confini", iniziativa bellissima, che presenta quotidianamente la Parola di Dio, orientando e dando colori nuovi e liberi alle nostre giornate, spesso intrise di fatica e di sofferenza, ma anche abitate dalla gioia di sapersi amati da un Dio che è Padre.

Mariarosa Tettamanti, 28 giugno 2026

Immagine di copertina: Dipinto dei Macchiaioli fotografato da Ambrogio Braghetto.