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L'equilibrio elettrolitico dell'anima (Testo scritto e podcast)

                  

«Voi sete il sale della terra, voi siete la luce del mondo» ci dice oggi Gesù, ma che cosa significano in concreto queste parole? Come uscire dalla metafora del Maestro per scoprire il nostro ruolo nella circolarità esistente tra fede, amore e testimonianza? Entriamo nel testo e, passeggiando passeggiando, cerchiamo di capire attraverso la lettura e/o l'audio. Per ascoltare, cliccare sul triangolino bianco nel cerchietto giallo.

Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 5, versetti da 13 a 16.

«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
    Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Le scoperte di Cristiano

Cristiano non avrebbe mai rinunciato a vedere l’arrivo dell’alba, quando il giardino passava dalle tenebre alla luce. Nel buio nulla esisteva veramente, anche se le piante erano lì, acquattate, nascoste, pronte a mostrarsi non appena arrivava la luce amica a svegliarle. Quando giungeva l’alba, tutti i fiori uscivano dall’oscurità come se una mano invisibile li dipingesse con cura e il giardino indossava mantelli di luce e sciarpe di raggi dorati e tutto incominciava a esistere per davvero. La vita per esserci chiedeva la luce.
    Quanto al sale, tutti sappiamo quanto sia prezioso in cucina, dove il cibo insipido non è certamente gustoso. Sappiamo anche quanto questo minerale sia necessario alla salute, per l’equilibrio elettrolitico del corpo, senza il quale si hanno affaticamento, debolezza muscolare, crampi, nausea, vertigini e perfino confusione mentale. Nel linguaggio comune poi il sale è simbolo di intelligenza e di perspicacia e si parla della necessità di avere del sale in zucca, cioè nel cervello…

Oggetti come metafore

    Ecco, il discorso che Gesù ci rivolge oggi, benché metaforico, è molto chiaro e popolato da oggetti di uso comune, conosciuti ai tempi di Gesù e anche ai nostri. Il sale e la luce, il monte e la città, la lampada e il candelabro… L’unico utensile non più in uso è il moggio antico, cioè un mobiletto a tre o quattro piedi sotto il quale si poteva nascondere una lampada. Il letto di cui parla l’evangelista Marco, nel testo parallelo a questo, ha praticamente la stessa funzione.

La testimonianza, mezzo di trasporto della fede

Ciò che importa comunque è il fatto che sia la luce sia il sale sono essenziali per la vita e Gesù utilizza soprattutto questi due elementi per rappresentare la necessità della nostra testimonianza. Noi siamo luce, noi siamo sale vuol dire principalmente che siamo testimoni, e la testimonianza dei credenti è indispensabile, perché è il veicolo su cui viaggia la fede, a sua volta la sola realtà capace di dare senso alla vita. Infatti questa fede, che ci è stata data nel Battesimo e mai più tolta, aumenta per «contagio», diceva Papa Francesco, «per attrazione»… e siccome attrae ciò che si vede, la nostra testimonianza visibile è il mezzo di trasporto della fede.

Attenzione  agli occhi... e anche alla pressione

Certamente però non dobbiamo dimenticare che la luce quando è troppo forte abbaglia e fa male agli occhi e anche che usare troppo sale non va bene, perché il cibo diventa immangiabile e si alza la pressione del sangue. Ma quando succedono nella realtà questi fatti? Non certo quando abbiamo tanta fede, perché, se è autentica, la fede non è mai troppa, ma quando presumiamo di esserne i possessori e non la chiediamo più come dono quotidiano, ma ne facciamo un motivo di vanto, di superiorità, senza lasciarci mettere in discussione da chi non crede e respingendo il dubbio con disprezzo, invece di accoglierlo umilmente come regalo di Dio a salvaguardia della nostra libertà nel credere.

Come diffondere il contagio della fede?

    E quando la nostra fede è autentica, come agire perché contagi i fratelli? Ecco, credo che tutti noi conosciamo persone che ci attribuiscono la loro conversione. Riflettiamo: che cosa abbiamo fatto perché questo avvenisse?
    Semplicemente abbiamo lasciato che la forza gioiosa della testimonianza trapelasse dalle nostre opere e dalle nostre povere parole, anzi, meglio ancora, dall'amore motivato dalla fede. Ecco allora il dinamismo della conversione amicheeamici: il punto di partenza è nella fede dono di Dio, la quale suscita le opere buone, che a loro volta, rendendo concreto l’amore, danno forma alla testimonianza e quindi visibilità alla fede stessa.
    È la nostra fede allora la luce che dipinge il mattino, il sale che mantiene l’equilibrio elettrolitico dell'anima. È la nostra fede che trascina.

Il meccanismo della testimonianza

E quando questo non succede? Quanti di noi, genitori, nonni, catechisti, sacerdoti, zii e zie piangiamo, perché, nonostante la nostra testimonianza, i figli, i nipoti, i giovani parrocchiani non si avvicinano più al Signore?
    Sì, questo è davvero un dolore grande per noi, però non perdiamo la speranza e cerchiamo piuttosto di specializzarci nel punto di partenza, cioè nelle opere dell’amore, per mettere in moto il meccanismo di una testimonianza credibile e trascinante, creando quel movimento circolare che, come abbiamo visto, dalla fede parte e alla fede ritorna. A questo punto dovremmo parlare almeno delle opere di misericordia spirituale, dato che di quelle corporali abbiamo già parlato. Sarebbe bellissimo, ma non abbiamo tempo e allora lo faremo un’altra volta. Oggi vi dico soltanto che per questi nostri amati, che pensano di non avere bisogno di Dio, noi siamo chiamati prima di tutto a pregare, a pregare tanto, a pregare sempre. Grazie!


N.B. Questo commento è stato chiesto all'autrice dalle suore Comboniane, nell'ambito del progetto "Elikya, la speranza del Vangelo senza confini", iniziativa bellissima, che presenta quotidianamente la Parola di Dio, orientando e dando colori nuovi e liberi alle nostre giornate, spesso intrise di fatica e di sofferenza, ma anche abitate dalla gioia di sapersi amati da un Dio che è Padre.

Mariarosa Tettamanti, martedì 9 giugno 2026

Immagine di copertina: "Nel giardino",  fotografia di Anna Abati docente di arte.