
Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 5, versetti da 13 a 16.
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Le scoperte di Cristiano
Cristiano non avrebbe mai rinunciato a vedere l’arrivo dell’alba, quando il giardino passava dalle tenebre alla luce. Nel buio nulla esisteva veramente, anche se le piante erano lì, acquattate, nascoste, pronte a mostrarsi non appena arrivava la luce amica a svegliarle. Quando giungeva l’alba, tutti i fiori uscivano dall’oscurità come se una mano invisibile li dipingesse con cura e il giardino indossava mantelli di luce e sciarpe di raggi dorati e tutto incominciava a esistere per davvero. La vita per esserci chiedeva la luce.Quanto al sale, tutti sappiamo quanto sia prezioso in cucina, dove il cibo insipido non è certamente gustoso. Sappiamo anche quanto questo minerale sia necessario alla salute, per l’equilibrio elettrolitico del corpo, senza il quale si hanno affaticamento, debolezza muscolare, crampi, nausea, vertigini e perfino confusione mentale. Nel linguaggio comune poi il sale è simbolo di intelligenza e di perspicacia e si parla della necessità di avere del sale in zucca, cioè nel cervello…
Oggetti come metafore
Ecco, il discorso che Gesù ci rivolge oggi, benché metaforico, è molto chiaro e popolato da oggetti di uso comune, conosciuti ai tempi di Gesù e anche ai nostri. Il sale e la luce, il monte e la città, la lampada e il candelabro… L’unico utensile non più in uso è il moggio antico, cioè un mobiletto a tre o quattro piedi sotto il quale si poteva nascondere una lampada. Il letto di cui parla l’evangelista Marco, nel testo parallelo a questo, ha praticamente la stessa funzione.La testimonianza, mezzo di trasporto della fede
Ciò che importa comunque è il fatto che sia la luce sia il sale sono essenziali per la vita e Gesù utilizza soprattutto questi due elementi per rappresentare la necessità della nostra testimonianza. Noi siamo luce, noi siamo sale vuol dire principalmente che siamo testimoni, e la testimonianza dei credenti è indispensabile, perché è il veicolo su cui viaggia la fede, a sua volta la sola realtà capace di dare senso alla vita. Infatti questa fede, che ci è stata data nel Battesimo e mai più tolta, aumenta per «contagio», diceva Papa Francesco, «per attrazione»… e siccome attrae ciò che si vede, la nostra testimonianza visibile è il mezzo di trasporto della fede.Attenzione agli occhi... e anche alla pressione
Certamente però non dobbiamo dimenticare che la luce quando è troppo forte abbaglia e fa male agli occhi e anche che usare troppo sale non va bene, perché il cibo diventa immangiabile e si alza la pressione del sangue. Ma quando succedono nella realtà questi fatti? Non certo quando abbiamo tanta fede, perché, se è autentica, la fede non è mai troppa, ma quando presumiamo di esserne i possessori e non la chiediamo più come dono quotidiano, ma ne facciamo un motivo di vanto, di superiorità, senza lasciarci mettere in discussione da chi non crede e respingendo il dubbio con disprezzo, invece di accoglierlo umilmente come regalo di Dio a salvaguardia della nostra libertà nel credere.Come diffondere il contagio della fede?
E quando la nostra fede è autentica, come agire perché contagi i fratelli? Ecco, credo che tutti noi conosciamo persone che ci attribuiscono la loro conversione. Riflettiamo: che cosa abbiamo fatto perché questo avvenisse?Semplicemente abbiamo lasciato che la forza gioiosa della testimonianza trapelasse dalle nostre opere e dalle nostre povere parole, anzi, meglio ancora, dall'amore motivato dalla fede. Ecco allora il dinamismo della conversione amicheeamici: il punto di partenza è nella fede dono di Dio, la quale suscita le opere buone, che a loro volta, rendendo concreto l’amore, danno forma alla testimonianza e quindi visibilità alla fede stessa.
È la nostra fede allora la luce che dipinge il mattino, il sale che mantiene l’equilibrio elettrolitico dell'anima. È la nostra fede che trascina.
Il meccanismo della testimonianza
E quando questo non succede? Quanti di noi, genitori, nonni, catechisti, sacerdoti, zii e zie piangiamo, perché, nonostante la nostra testimonianza, i figli, i nipoti, i giovani parrocchiani non si avvicinano più al Signore?Sì, questo è davvero un dolore grande per noi, però non perdiamo la speranza e cerchiamo piuttosto di specializzarci nel punto di partenza, cioè nelle opere dell’amore, per mettere in moto il meccanismo di una testimonianza credibile e trascinante, creando quel movimento circolare che, come abbiamo visto, dalla fede parte e alla fede ritorna. A questo punto dovremmo parlare almeno delle opere di misericordia spirituale, dato che di quelle corporali abbiamo già parlato. Sarebbe bellissimo, ma non abbiamo tempo e allora lo faremo un’altra volta. Oggi vi dico soltanto che per questi nostri amati, che pensano di non avere bisogno di Dio, noi siamo chiamati prima di tutto a pregare, a pregare tanto, a pregare sempre. Grazie!
N.B. Questo commento è stato chiesto all'autrice dalle suore Comboniane, nell'ambito del progetto "Elikya, la speranza del Vangelo senza confini", iniziativa bellissima, che presenta quotidianamente la Parola di Dio, orientando e dando colori nuovi e liberi alle nostre giornate, spesso intrise di fatica e di sofferenza, ma anche abitate dalla gioia di sapersi amati da un Dio che è Padre.
Mariarosa Tettamanti, martedì 9 giugno 2026
Immagine di copertina: "Nel giardino", fotografia di Anna Abati docente di arte.