C'è un mistero nel nostro DNA di cristiani: nonostante persecuzioni efferate che durarono secoli, la nostra religione divenne in quello stesso periodo la più diffusa al mondo. Ecco, in realtà più che di mistero parlerei di miracolo: si tratta del miracolo della fecondità dei martiri, i quali riescono a irrigare i terreni più aridi e far nascere fiori dai deserti e dalle rocce. Venite con me allora per vedere come questo possa succedere. Come sempre, potete leggere il testo scritto, oppure ascoltare dal podcast pubblicato dai missionari Comboniani. In quest'ultimo caso, cliccate sul triangolino bianco nel cerchietto giallo.
Dal Vangelo secondo Giovanni, capitolo 15, versetti da 18 a 21.
La franchezza di un Maestro e la sorte dei discepoli
Con grande franchezza Gesù non nasconde le persecuzioni che attendono i suoi amici. In loro il mondo perseguiterà Lui stesso e la loro sorte sarà uguale alla sua.Ma vogliamo vedere come si è poi concretizzata nella storia questa profezia di Gesù? Guardate, tante cose, forse tutte, le sappiamo, però potremmo rivisitarle oggi insieme, cambiando il punto di osservazione, cioè ascoltandole come uno svolgersi di fatti che riguardano la nostra famiglia. E sì, perché la Chiesa è la famiglia di Dio e dei battezzati, quindi la nostra famiglia. Allora a ogni nome di martire agganceremo un’apposizione: fratello. Ci state? Proviamo.
Una storia che ha dell'incredibile
Sappiamo che il primo martire fu un nostro fratello giovane, il diacono Stefano, morto lapidato a Gerusalemme. Dopo la sua morte le autorità ebraiche misero in atto una persecuzione che causò la fuga e la dispersione di molti credenti. I nostri fratelli maggiori Pietro e gli altri apostoli furono arrestati e interrogati, come sappiamo dal libro degli Atti, ma continuarono a predicare nel nome di Gesù.* Uno dei primi a essere giustiziato fu l’apostolo Giacomo, ucciso per decisione del re Erode Agrippa.Dopo la persecuzione ebraica, ebbero inizio le persecuzioni romane, che si snodarono tra arresti, torture ed esecuzioni, e si verificarono sotto diversi imperatori, il primo dei quali fu Nerone, dopo l’incendio di Roma del ’64 d. C. Gli apostoli Pietro e Paolo furono uccisi proprio sotto questo imperatore: Pietro fu crocifisso, secondo la Tradizione, a testa in giù sul colle Vaticano, mentre Paolo fu decapitato sulla via Ostiense a Roma. A Nerone seguirono gli imperatori Domiziano, Traiano, Marco Aurelio, Decio, Valeriano e Diocleziano, che fu l’ultimo e il più feroce.
I nostri fratelli cristiani furono accusati di diversi crimini… e qui il paesaggio, guardate, sarebbe persino comico se non fosse tragico: le imputazioni andavano dall’essere una minaccia per l’autorità imperiale (dato che rifiutavano il culto all’imperatore), un pericolo per l’ordine sociale (dato che predicavano l’uguaglianza e non partecipavano ad esempio ai combattimenti dei gladiatori), ma furono incolpati anche di ateismo, visto che non adoravano gli dei romani, e di altri delitti infamanti e assolutamente inventati, come l’incesto, il cannibalismo e l’infanticidio.
La cosa bella però è che, nelle intenzioni dei persecutori, il martirio dei cristiani avrebbe dovuto spargere terrore e fermare la diffusione del Cristianesimo, ma in realtà successe il contrario: infatti i credenti che scappavano si disperdevano nel mondo e portavano dovunque la forza seducente del Vangelo; inoltre l’esempio dei martiri non fece altro che entusiasmare e convertire nuove persone, tant’è che già nel 310 d. C. il Cristianesimo era la religione più diffusa nel mondo allora conosciuto.
La storia cambia, ma in realtà non cambia
Nel 313 d. C., grazie all’imperatore Costantino, finirono le prime persecuzioni, ma le vessazioni contro i cristiani continuarono nella storia e nel mondo. Dall’Africa all’Asia, soprattutto, tanti cristiani furono costretti a nascondersi e vennero torturati e uccisi... fino ad arrivare ai tempi molto più recenti della Chiesa del silenzio, voluta dai regimi comunisti dell’Europa dell’est, e alle persecuzioni cinesi ad esempio.E i missionari martiri, quanti! Tanti anche tra i Comboniani, a cominciare dalle otto suore vittime della persecuzione mahdista di fine '800 fino ad arrivare ai nostri padri Antonio, Evaristo, Ezechiele, Luigi, Remo… vorrei avere il tempo per citarli tutti, ma li conserviamo nel cuore. Sono dei veri eroi… non dei supereroi inesistenti perché inventati. Sono morti anche per noi e per la nostra discendenza, perché la fede valicasse il tempo e arrivasse fino a noi, passando poi ai nostri figli.
E oggi?
E oggi i cristiani sono vittime di persecuzioni molto più che nel passato, in molteplici parti del mondo, soprattutto a causa di regimi islamisti, o per mano di organizzazioni fondamentaliste islamiche, indù o buddiste. Spesso veniamo a sapere di attacchi violenti alle chiese e alle persone: «Cresce il numero dei cristiani perseguitati nel mondo (…)» leggo in un sito della Radio Vaticana di qualche mese fa: «Oltre 380 milioni di cristiani sperimentano alti livelli di persecuzione e discriminazioni a motivo della loro fede (…) con tredici Paesi a livelli estremi». Insomma il cristianesimo è la religione più perseguitata al mondo.Una storia dal grande fascino e una conseguenza per tutti noi
Ecco, non era nelle mie intenzioni tenere una lezioncina, volevo invece assaporare insieme a voi il fascino della storia della Chiesa, che è storia umana, profondamente e totalmente umana, ma mostra dei balzi verso l’alto impossibili da trovare nella storia normale. Proprio come nel caso delle persecuzioni ebraiche e romane che ebbero esiti contrari a quelli voluti dai persecutori, curvature impensabili, nella direzione di una Verità che si fa strada nonostante gli ostacoli.E noi? Noi semplicemente non dobbiamo dimenticare che discendiamo da persone che hanno saputo morire per questa nostra fede. Dobbiamo essere da una parte fieri e dall’altra degni di loro e dobbiamo farli conoscere ai nostri figli, come fratellini da amare e imitare: da San Tarcisio a Maria Goretti al piccolo ugandese Kizito Mallen e tanti altri. Non dobbiamo limitarci a rispolverarli ogni tanto nelle processioni o a rivolgerci ai loro simulacri per chiedere delle grazie, dobbiamo frequentarli con costanza per imitarli nella forza della fede. Che cosa sono i nostri sacrifici per andare a Messa se li confrontiamo con ciò che hanno dato loro al Signore e alla Chiesa? E dobbiamo essere certi che il loro sangue feconda anche oggi la Chiesa e la fa fiorire, anche là dove noi non lo vediamo. Grazie.
*At 5,29.
N.B. Questo commento è stato chiesto all'autrice dalle suore Comboniane, nell'ambito del progetto "Elikya, la speranza del Vangelo senza confini", iniziativa bellissima, che presenta quotidianamente la Parola di Dio, orientando e dando colori nuovi e liberi alle nostre giornate, spesso intrise di fatica e di sofferenza, ma anche abitate dalla gioia di sapersi amati da un Dio che è Padre.
Mariarosa Tettamanti, sabato 9 maggio 2026
Immagine di copertina: fotografia di Pierangelo Pagani.