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Storie di tradimenti (testo scritto e podcast)

 

Ci siamo incontrati quattro giorni fa nel luogo in cui si riunì il sinedrio, per discutere il "caso Gesù", e ora, in una giornata del mese di nisàn, il primo del calendario ebraico, noto come il mese della primavera, è venuto il momento di entrare nel Cenacolo. Sullo sfondo del nostro discorso sfavilla già la croce incandescente, al di là delle mura che proteggono la città santa di Gerusalemme. Leggiamo il testo scritto e/o ascoltiamo dal podcast pubblicato dai Missionari comboniani; per ascoltare, cliccare sul triangolino bianco contenuto nel cerchio giallo.

Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 26, versetti da 14 a 25.

Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».

Entriamo nel Cenacolo

Quattro giorni fa siamo entrati nel luogo in cui si era riunito il sinedrio, per assistere inorriditi all’ingiusta decisione della condanna a morte di Gesù. Oggi, in una giornata di primavera, a metà circa del mese di nisàn, il primo del calendario ebraico, entriamo nel Cenacolo, per celebrare con Gesù la sua ultima Pasqua, e scopriamo che anche qui è penetrato il tradimento, sicuramente più doloroso del precedente, perché viene da una persona amata, da un amico. E questo tradimento è ripugnante anche grazie al prezzo della vendita: 30 sicli d’argento, la moneta usata nel santuario, il prezzo di uno schiavo in definitiva*.

Una differenza fondamentale

È Gesù stesso ad annunciare il tradimento, rivelando così che Lui sa che cosa sta succedendo. Se pensiamo a un altro tradimento, anche quello molto noto e commovente, avvenuto nel 44 a. C. e culminato nell’uccisione di Giulio Cesare (ricordate?), il quale pronuncia il noto e accorato «Tu quoque, Brute, fili mi?» rivolgendosi al figlio adottivo Bruto che lo stava pugnalando, vediamo subito una grande e determinante differenza: Cesare è colto di sorpresa dai congiurati armati e non potrebbe difendersi; Gesù invece sa e potrebbe veramente fare qualcosa per fermare l’amico assassino. Gli basterebbe svelare la trama omicidiaria agli altri discepoli ad esempio.
    Invece… «Tu l’hai detto» dice semplicemente a Giuda, il quale durante la cena perfidamente gli chiede se il traditore è lui. «Tu l’hai detto»: nemmeno il velato rimprovero di Cesare a Bruto, solo una constatazione, un semplice sottolineare la verità. «Tu l’hai detto».

L'opinione dei bambini

Questa mancanza di reazione di Gesù è una cosa che i bambini faticano ad accettare e, se ci pensiamo, anche noi, perché è qualcosa che va contro l’istinto di sopravvivenza, che tutti possediamo. Quando racconto questi avvenimenti in catechesi, a questo punto spezzo la narrazione e dico ai bambini: “Ora Giuda esce dal Cenacolo per andare a vendere Gesù, a tradirlo, a farlo morire e Gesù lo sa. Immagina di essere tu Gesù in questo momento: che cosa faresti?”. Tutti i bambini scelgono di fare qualcosa; nessuno accetta il tradimento senza fare niente.
    Ho raccolto le loro risposte in tre gruppi che presentano tre soluzioni diverse. Molte bambine escono dal Cenacolo, raggiungono Giuda e cercano di farlo ragionare: “Giuda, perché fai così? Io ti voglio bene sai, perché vuoi farmi morire? Facciamo la pace dai, torniamo amici. Io ti faccio anche un regalo”. Parecchi maschietti invece passano direttamente alle mani: “Vado da Giuda con i miei amici (o mio papà, o il fratello maggiore o addirittura lo zio poliziotto che ha la pistola, mi ha detto una volta uno), gli diamo un sacco di botte, poi lo leghiamo stretto strettissimo e lo buttiamo in prigione, oppure in una caverna buia, così non viene più fuori” e... requiem per Giuda amicheeamici. Molti altri, maschi e femmine indifferentemente, scappano lontano, si nascondono in un luogo segreto e torneranno soltanto quando Giuda avrà cambiato idea; e c’è da dire che questi ultimi sono aumentati dopo il lockdown, forse perché in quell’occasione hanno imparato a nascondersi dai rischi.

Tre reazioni normali

In realtà, si tratta di tre reazioni normali, che tutti, grandi e piccoli, mettiamo in atto di fronte a un nemico minaccioso e pericoloso: 1° appello all’empatia, al ragionamento e ai valori; 2° auto-protezione, anche ricorrendo alla forza, se necessario; 3° fuga. In effetti, se il tradimento fa parte della nostra storia, dato che la cattiveria e l’egoismo si annidano purtroppo nel cuore dell’uomo, anche l’autodifesa è normale e legittima.
    Gesù quindi avrebbe potuto ragionevolmente scegliere uno di questi tentativi di soluzione, ma non l’ha fatto. In realtà il Maestro, secondo Matteo, ha accettato ciò che stava succedendo, in quanto attuazione del disegno di salvezza. Insieme, il Padre e il Figlio, come scrive il teologo don Giovanni Moioli, hanno ideato, non la croce, che è stata inventata dagli uomini, ma l’ammontare del prezzo della croce e cioè la nostra salvezza. E a queste parole non abbiamo niente da aggiungere. 

Un nuovo appuntamento

Anzi no, una cosa da aggiungere c’è. “Che fine ha fatto Giuda?” chiedono i bambini e, quando vengono a sapere della sua impiccagione, domandano perché Gesù, che perdona tutti, non ha perdonato anche lui. “Perché Giuda non ha creduto nel perdono e non l’ha chiesto, bambini miei. Il perdono di Dio non va meritato, perché Gesù l’ha meritato per noi, ma bisogna crederci e bisogna chiederlo. Per questo Gesù per noi ha istituito il sacramento della Confessione”.
    E ora, amicheeamici, accingiamoci a seguire il figlio di Dio sul Calvario, fino alla Croce, la cui forma incandescente già vediamo profilarsi da lontano, al di là delle mura della città santa. E infine diamoci appuntamento a Pasqua, diamoci appuntamento tutti insieme, pur se sparsi fino a toccare i quattro lati della Terra, attirati e avvinti dalla sua luce. Pensiamo gli uni agli altri e preghiamo gli uni per gli altri. Sarà bellissimo, posso prometterlo.
Ah… E chi non si è ancora confessato, mi raccomando, lo faccia! Ciao a tutti e grazie!

*Per questo commento si usano i dati ipotetici più accreditati presso gli studiosi. 

N.B. Questo commento è stato chiesto all'autrice dalle suore Comboniane, nell'ambito del progetto "Elikya, la speranza del Vangelo senza confini", iniziativa bellissima, che presenta quotidianamente la Parola di Dio, orientando e dando colori nuovi e liberi alle nostre giornate, spesso intrise di fatica e di sofferenza, ma anche abitate dalla gioia di sapersi amati da un Dio che è Padre.

Mariarosa Tettamanti, 1 aprile 2026, mercoledì santo.

La foto in copertina è di Pierangelo Pagani. È stata scattata sul monte Sinai e ha richiesto ore di appostamento per catturare il tramonto.