Auguri natalizi coniugati con la vita, per inabissarsi nel Natale e costruire un'esistenza più bella. Testo scritto e podcast dei Missionari comboniani; per ascoltare, cliccare sul triangolino bianco nel cerchio giallo.
Dal Vangelo secondo Luca, capitolo 2, versetti da 1 a 14
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra / pace agli uomini, che egli ama».
Buon Natale!
Buon Natale amiche e amici. Vi penso immersi nell’atmosfera calda e tenera di questa giornata speciale, diversa da tutte le altre, capace di disegnare parole che vivono e gesti che amano. È il Vangelo che abbiamo letto a dare forma a queste ore benedette, con le sue parole chiave, che si trasformano in indizi significativi per rileggere dolcemente la vita. Ecco le parole: viaggio, assenza, povertà, fasce e mangiatoia, nascita, pastori, gregge, notte illuminata, angeli e canto.Indizi per leggere la vita
Primo indizio, il viaggio. Stando al racconto evangelico, e senza addentrarci nei problemi storici complessi che accompagnano questo avvenimento, noi qui incontriamo due giovani sposi che aspettano un bambino e presumibilmente vorrebbero starsene tranquilli a casa loro, godendosi le primizie del loro amore, aspettando il momento delicato del parto circondati dalle persone che amano e coltivando i loro sogni. Invece una mattina vengono svegliati dal rumore degli zoccoli dei cavalli romani. Che cosa vogliono questi qui? Non portano mai nulla di buono questi dominatori. E infatti parlano di un censimento: un censimento? Eh sì, un censimento: si va con la famiglia nel paese d’origine a dare il proprio nome. E così i due sposini partono, non per un viaggio di piacere, poveri, non vanno in vacanza: è l’ottemperanza alle voglie di un imperatore sconosciuto che li porta fuori da Nazareth, verso Betlemme. E così questo viaggio è indizio e metafora di tutto ciò che la vita impone agli esseri umani: ciò che vuole Cesare e ciò che vuole Dio, ciò che ci viene imposto dagli altri e ciò che a noi stessi è imposto dalla fragilità del nostro corpo e dell’anima… e anche ciò che noi imponiamo a noi stessi.E al termine del viaggio, i problemi non sono finiti, perché i due sposi non trovano un alloggio adatto a una donna che deve partorire: qui incontriamo tutto ciò che nella vita ci manca, o sembra mancarci, tutto ciò che impone rinunce a volte pesanti. Ma siccome «La necessità aguzza l’ingegno» gli sposi trovano un rifugio scavato nella roccia, che serve anche da stalla per alcuni animali, una specie di capanna, una casa molto povera, e lì si sistemano.
Qui abbiamo tutti quei momenti della vita in cui siamo costretti ad accontentarci, perché non possiamo avere tutto ciò che vorremmo, tutto ciò che sognavamo. Ma proprio nel saperci accontentare scopriamo di poter essere felici.
Subito dopo si slegano le corde dei bagagli, si sciolgono le fasce, si acconcia la mangiatoia. Incomincia la cura, la cura preveniente del piccolo, vulnerabile Figlio di Dio, quella cura che è tenerezza e creatività. Creatività? Ma che cosa crea la cura? La cura crea il senso stesso della vita, in quanto le dà lo scopo che le è proprio, il motivo per cui vale la pena abitare la terra e cioè conoscere, amare, servire il Signore e i fratelli. E ancora, la cura crea benessere per chi la riceve e per chi la pratica ed è capace di costruire dal nulla la quiete e la dolcezza dell’anima, sia del curante sia del ricevente. E a volte curante e ricevente sono la stessa persona, se si tratta di curare sé stessi, soprattutto la parte spirituale di sé.
Ed ecco finalmente la nascita, l’alba del vivere, ogni frutto delizioso dell’attesa, del dovere compiuto e della dedizione. Segue l’annuncio ai pastori, simbolo vivo delle relazioni con Dio e con i fratelli, ciò che di più caro abbiamo nella vita. I pastori con sé hanno il gregge, segno della comunità, una comunità costruita da relazioni autentiche, forti, sincere.
E quando Dio viene, la notte s’illumina, il buio è messo in fuga, le ore notturne si fanno amiche e diurne e la fede insegna come superare la paura e il dolore. E infine gli angeli, il canto, il Paradiso, ciò che crediamo che verrà e risponderà ad ogni attesa di felicità.
Allora oggi naufraghiamo nell’atmosfera di questo Natale senza opporre resistenza, con tutta la nostra vita, con le sue pesantezze e le sue gioie, le privazioni e le strategie, gli amori e le premure, le relazioni che fanno comunità, le tenebre che diventano luce e fede, il nostro atteso Paradiso. Precipitiamo in questo clima e poi ripartiamo, più decisi di prima e più contenti, verso una vita più bella e santa, sì più bella, immensamente e decisamente più bella. Grazie!
E quando Dio viene, la notte s’illumina, il buio è messo in fuga, le ore notturne si fanno amiche e diurne e la fede insegna come superare la paura e il dolore. E infine gli angeli, il canto, il Paradiso, ciò che crediamo che verrà e risponderà ad ogni attesa di felicità.
Naufraghiamo nel Natale
Ecco che cos’è il Natale, amiche e amici, ecco che cosa porta la nascita del Salvatore alla nostra esistenza. É viaggio ed è dovere, è mancanza e strategia, è cura, è nascita e sorgente di vita, è relazione, è comunità, è luce amica, è futuro.Allora oggi naufraghiamo nell’atmosfera di questo Natale senza opporre resistenza, con tutta la nostra vita, con le sue pesantezze e le sue gioie, le privazioni e le strategie, gli amori e le premure, le relazioni che fanno comunità, le tenebre che diventano luce e fede, il nostro atteso Paradiso. Precipitiamo in questo clima e poi ripartiamo, più decisi di prima e più contenti, verso una vita più bella e santa, sì più bella, immensamente e decisamente più bella. Grazie!
N.B. Questo commento è stato chiesto all'autrice dalle suore Comboniane, nell'ambito del progetto "Elikya, la speranza del Vangelo senza confini", iniziativa bellissima, che presenta quotidianamente la Parola di Dio, orientando e dando colori nuovi e liberi alle nostre giornate, spesso intrise di fatica e di sofferenza, ma anche abitate dalla gioia di sapersi amati da un Dio che è Padre.
Mariarosa Tettamanti, 25 dicembre 2025Fotografia in copertina di Tettamanti Virgilio
